Il Dipartimento d’Immigrazione americano (USCIS) ha recentemente emesso un nuovo Memorandum, annunciando di voler rescindere la precedente politica che obbligava i propri aggiudicatori di aggiudicare le richieste di estensione dei visti sulla base dell’approvazione iniziale.

In altre parole, USCIS ha deciso di rescindere un memorandum che lasciava poco margine di aggiudicazione durante la fase di rinnovo dei visti di lavoro. Fino ad ora, in assenza di cambiamenti cruciali, una richiesta di estensione del visto doveva essere approvata.

Con questa nuova politica, invece, un aggiudicatore può rimettere in discussione l’eleggibilità del beneficiario al visto di lavoro richiesto, senza dover giustificare il fatto che era già stato precedentemente approvato. Questo vale anche nei casi in cui il datore di lavoro, l’offerta di lavoro, e il beneficiario del visto siano rimasti invariati nel corso degli anni.

Questa nuova politica ha ovviamente generato un forte aumento delle richieste di ulteriori documenti (Request For Evidence), nonché di decisioni di diniego.

In sostanza, anche avendo già ottenuto un visto O-1, H-1B, o L-1, non si avrà più la certezza di poterlo rinnovare dopo la prima scadenza. In questo modo, le aziende che hanno investito in un lavoratore straniero, non avranno più alcuna garanzia di poterlo mantenere a tempo indeterminato.

Si sospetta che questa nuova politica sia stata messa in atto per favorire l’impiego di lavoratori americani. Inoltre, la riaggiudicazione di tutte le pratiche per rinnovare il visto causerà notevoli ritardi, e le aziende che sponsorizzano lavoratori stranieri saranno fortemente indotte a richiedere il servizio di aggiudicazione velocizzata (Premium Processing), che però prevede un supplemento di $1,225 per ogni pratica.

Il nuovo memorandum fa parte delle iniziative dell’amministrazione Trump per aumentare il controllo dei lavoratori stranieri senza aspettare il passaggio della tanto aspettata riforma d’immigrazione. Secondo indiscrezioni, la nuova amministrazione punterebbe ad una riduzione del 50 percento dei flussi d’immigrazione correnti.